Allarme degli industriali veneti: «Mancano impianti di smaltimento e le regole vanno cambiate»

di Marco Bonet

Il sistema di gestione dei rifiuti industriali in Veneto è «prossimo al collasso». Mancano i termovalorizzatori, impazzano le complicazioni burocratiche e crescono le restrizioni nei Paesi in cui le imprese sono solite portare gli scarti delle loro produzioni, dalla Cina alla Germania. Risultato: piazzali pieni di container stracolmi (e a rischio sanzioni per violazione delle norme ambientali), prezzi di smaltimento alle stelle, loschi figuri lesti a proporsi per «risolvere il problema» con non meglio precisate «intermediazioni». A lanciare l’allarme è Assindustria Veneto Centro, i cui timori trovano riscontro in una recente indagine affidata da Confindustria Veneto a Fondazione Nord Est: quasi il 60% delle 500 aziende intervistate ha registrato nel 2018 difficoltà per il ritiro e lo smaltimento dei suoi rifiuti industriali; di queste, il 26% segnala tempi di attesa compresi tra 31 e 90 giorni e il 10% dichiara di attendere addirittura oltre i 90 giorni. E ancora, l’80% delle aziende dichiara di aver registrato un aumento dei costi; il 26% di queste denuncia un aumento medio superiore al 25%. Le filiere maggiormente in difficoltà sono la meccanica-metallurgia, la chimica-farmaceutica, la gomma-plastica, il vetro-ceramica, il legno-arredo, il tessile-calzature, il cartario. Tutti comparti strategici per il sistema produttivo veneto.

Arpav

Secondo l’ultimo report di Arpav, basato su dati 2016 ma comunque utile per farsi un’idea del fenomeno, in Veneto vengono prodotti 13,8 milioni di tonnellate di rifiuti speciali (5,2 milioni provengono dall’edilizia; i rifiuti pericolosi sono 978 mila tonnellate); di queste, la maggior parte, 11 milioni, vengono avviate a recupero, 1,56 milioni vengono smaltite in discarica e 47 mila vengono incenerite. Attenzione: contrariamente ai rifiuti urbani, dove vige l’autosufficienza regionale (ogni Regione dovrebbe essere in grado di smaltire tutti i rifiuti prodotti sul suo territorio), per i rifiuti speciali vige la libera circolazione ed il libero mercato, il che significa che ciascuna impresa può rivolgersi allo smaltitore che ritiene migliore, per prezzo o per servizio, dovunque esso sia. Dunque le imprese venete possono rivolgersi a smaltitori italiani o esteri, ma anche le imprese di altre regioni o di altri Paesi possono rivolgersi agli smaltitori veneti, in un sistema di import-export che a conti fatti registra per il Veneto un surplus di 51 mila tonnellate che contribuisce ad aggravare la saturazione lamentata dagli industriali.

Depositi temporanei

«La situazione ha varie concause – dichiara Massimo Finco, presidente di Assindustria Venetocentro -. La prima è che, a causa del prevalere della politica del “no”, gli impianti presenti nel Veneto e destinati alla gestione, allo smaltimento e al recupero dei rifiuti prodotti dalle aziende sono insufficienti. Fino a poco tempo fa a questa carenza si è posto rimedio ricorrendo in larga parte al conferimento dei rifiuti in altre regioni o all’estero ma adesso, purtroppo, anche gli impianti nazionali sono insufficienti e le soluzioni estere sono diventate sempre più difficili, a seguito delle scelte operate da Germania, Austria, Francia, Olanda che hanno limitato i conferimenti. A questo si aggiungono una burocrazia e normative sempre più complesse che rendono più difficile la gestione dei rifiuti. Il risultato è che le imprese devono trattenere i rifiuti in azienda e gli impianti sono ricolmi, con il rischio di finire nell’illegalità se si superano le soglie previste per il “deposito temporaneo”».

Velocizzare le pratiche

Il presidente di Confindustria Veneto Matteo Zoppas spiega di aver aperto da tempo un tavolo di lavoro con l’assessore regionale all’Ambiente Giampaolo Bottacin «per adottare le migliori soluzioni operative sia a breve termine, per fronteggiare l’emergenza, che a lungo termine, per adeguare la gestione dei rifiuti in Veneto alle esigenze del sistema produttivo». Le sintetizza Antonella Candiotto, vicepresidente di Assindustria Venetocentro con delega all’Ambiente: «Una strategia chiara non può prescindere dal ripensamento del Piano regionale sui rifiuti e da una previsione adeguata degli impianti. In un Paese dove prevale il “no” a prescindere, un confronto responsabile su questo tema è doveroso se vogliamo realmente farci carico del problema e non restare in balia delle decisioni altrui». Nell’attesa, prosegue Candiotto, «vanno agevolate e velocizzate le pratiche autorizzative per poter conferire i rifiuti nei Paesi esteri che ancora li accettano; vanno rimossi gli ostacoli burocratici e le restrizioni aggiuntive, come la norma sulla miscelazione, imposte solo dalla Regione Veneto; bisogna autorizzare con urgenza il prolungamento degli stoccaggi “temporanei” da 3 ad almeno 12 mesi; e consentire alle attività produttive di utilizzare nelle lavorazioni i sottoprodotti provenienti da altre imprese».

 

Fonte:Corriere del Veneto, 24.01.2019

 

Link : https://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/politica/19_gennaio_24/aziende-stracolme-rifiuti-specialiil-sistema-prossimo-collasso-2c6873e8-1f4b-11e9-a413-68ee138a0c90.shtml

 

 

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